Chi siamo

Le bariste (macchiate d’inchiostro)

  • Giuliana Dea ex sceneggiatrice ed ex aspirante pubblicatrice. Ora si limita a scrivere per sé, a tempo indeterminato (l’unica cosa indeterminata nella sua vita, perché per il suo lavoro vero ci ha rinunciato da un pezzo). Ha un romanzo mai pubblicato nel cassetto. Se la cercate, potete provare all’Ufficio Reclami.
  • Beatrice da Vela laureata in lettere classiche in cerca di occupazione e di dimora. Le piace scrivere e far politica (e scrivere di politica), fare foto e tenersi occupata in mille cose. Gira con un mantello rainbow e una ghigliottina in tasca. Se siete abbastanza coraggiosi, potete trovarla su Organt.
  • Claudia Panunzio laureata in comunicazione multimediale, trentenne con qualche tentennamento. Vive con un piede in Rete e l’altro fuori dal mondo. Blogga, legge, canta e lavora negli interstizi. Adora l’arte, il design e la fotografia, tutte cose di cui non capisce un tubo. Anche se per i Maya è del segno del serpente e per i cinesi di quello del cinghiale, per Macchiato Inchiostro è la volpe, decisamente meglio. Si occupa dei Rumori della strada e scrive ovunque, ma soprattutto su Claudiappì.

L’arredatrice di interni

  • Sara Panunzio vive a Urbino, dove studia Nuove Tecnologie per l’Arte. Trascorre le giornate tra autobus, treni e lezioni e nei rari momenti di quiete si rilassa con musica, videogiochi e sciocchi attacchi d’arte. Soprattutto le piacerebbe saper fotografare quanto la vita è bella. Per Macchiato Inchiostro si occupa di faccende graficose. La trovate anche su 500px.

Gli ospiti fissi (ossia quelli che scroccano sempre il caffè ma in cambio si rendono utili)

  • Carlotta Borasio (aka La Capa) fondatrice, ex barista, laureata in Lettere e prosegue con la magistrale in Culture Comparate. Collabora dal 2008 con la Las Vegas edizioni in diversi ruoli (tranne quello dell’attaccante); organizza per due anni Vento Letterario, fiera dell’editoria indipendente di qualità. Ha un blog di cui ogni tanto si ricorda. Anche se ora non partecipa come un tempo continua a vegliare sulle macchie di inchiostro sul bancone e passa a prendersi un Punt e Mes a scadenze rigorosamente variabili.
  • Antonio Soncina (Speakermuto) ha pubblicato un romanzo, Olio di mandorle amare, ne ha un secondo da parte e ne sta scrivendo un terzo online. Suona la chitarra. Scrive in treno. Per leggerlo, sintonizzatevi su Radio Free Mouth.
  • Iacopo Landrini (W. Smith), biblioprecario e lettore quasi onnivoro, teatrante a tempo perso, polemista a tempo pieno ed a tempo debito scribacchino in quel di Roma dove convive con la compagna e con una gatta, in ordine di importanza. Nel tempo che rimane va al cinema, si nutre di un ristretto nucleo di serie televisive e cerca di arginare la dipendenza dall’X-Box, non sempre riuscendovi.

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  • Giulia Meli fondatrice, ex-barista  – la barista smemorata – è una scrittrice sempre sull’orlo del fallimento ed è questa la ragione per cui ha ripiegato su caffè e cappuccini. Alterna momenti di euforia a momenti di totale scoramento e non è chiaro in quale dei due stati d’animo si trovasse quando ha proposto a Carlotta la società. Se da dietro il bancone vi dice che ha avuto un’idea, allontanatevi piano e senza fare movimenti bruschi. Contatti: giulia.meli@hotmail.it
  • Andrea Malabaila è nato a Torino nel 1977. Ha pubblicato “Quelli di Goldrake” (Di Salvo, 2000), “Bambole cattive a Green Park” (Marsilio, 2003), “L’amore ci farà a pezzi” (Azimut, 2009), “Chi ha ucciso Bambi” (Historica, 2011), “Revolver” (BookSalad, 2013). Nel 2007 ha fondato la casa editrice Las Vegas edizioni. Per Macchiato Inchiostro si è occupato  de La posta degli autori solitari.
  • Matteo Di Giulio vive a Milano, dove è nato nel 1976. Ha scritto i romanzi “La Milano d’acqua e sabbia”, finalista al Premio Belgioioso, e “Quello che brucia non ritorna”. Suoi racconti sono stati pubblicati su diverse antologie e su «Velvet – la Repubblica». È autore di numerosi saggi e si occupa di cinema e libri per riviste e festival. Per Macchiato Inchiostro si è occupato della rubrica Bere un caffè da un’altra parte.

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