Un’intervista a Vanni Santoni

Ecco un’intervista a Vanni Santoni, direttore della nuova collana di narrativa di Tunuè di cui vi avevamo parlato qui.
Vanni Santoni

 

Come nasce la collaborazione con Tunuè? E come nasce questo nuovo progetto legato alla narrativa?

Tunué si è affermata nel campo del fumetto di qualità e credo dunque che l’apertura alla narrativa segni un percorso naturale di evoluzione. Quando Massimiliano Clemente mi ha proposto di dirigere la collana ho accettato innanzitutto perché ho riscontrato in lui una sincera passione per la letteratura: quando ho chiarito che non mi interessava seguire il mercato o il piccolo “caso”, ma solo pubblicare testi letterariamente validi, ho trovato totale accordo e sintonia.

Cosa significa quattro quinti di realtà, uno di sconfinamento?
Si trattava soprattutto di una suggestione data per cominciare a lavorare, per dare un’indicazione a chi avesse voluto inviarci un manoscritto, assieme a quella della brevità. Brevità che però ha anche ragioni pratiche: dato che vogliamo tenere il costo dei nostri libri molto basso, è inevitabile lavorare su romanzi brevi, dato che la paginazione, oggi, è uno dei principali fattori che influenzano il prezzo di copertina. In realtà, più che dai proclami di chi la dirige, credo che una collana si definisca, e prenda la sua vera forma, a partire dai suoi primi titoli.

Se dovessi scegliere tre romanzi molto conosciuti da ‘pubblicare’ idealmente nella tua collana quali sceglieresti?
Se mi è concesso esagerare senza ritegno, Cosmopolis, Todo modo e Flatlandia potrebbero essere tre buoni esempi.

Secondo te cosa deve avere un buon romanzo per acchiappare la tua attenzione e quella del lettore?
Deve essere scritto bene. Non esistono storie così buone da poter essere scritte in qualunque modo.

Immagino che avrai già cominciato a visionare i manoscritti inviati. secondo te quali sono gli errori più frequenti?
Ne ho vagliati centinaia, e continuano ad arrivare.
L’errore più frequente è di ordine generale: consiste nel mandare testi incredibilmente ingenui, che avrebbero bisogno di chissà quanti passaggi per diventare anche solo presentabili.
Ecco, per quanto abbia ricevuto anche diverso materiale di qualità, è stupefacente la facilità con cui molti inviano testi che evidentemente non hanno neanche visto un paio di revisioni, o la lettura da parte di un pugno di amici.
Questo è un problema, perché dà vita anche a un tipico cortocircuito: l’autore manda un libro ingenuo; il libro ingenuo viene rifiutato; l’autore, invece di lavorare di più sui propri testi, si convince che il mondo letterario sia miope o ingiusto e continua a sommergere gli editori di materiale inutilizzabile.

Se è possibile saperlo, quali saranno i primi titoli ad essere pubblicati nella collana e perché sono stati scelti?
Dato che usciranno questo maggio, penso che possiamo dirlo. Si tratta di Dettato di Sergio Peter e Stalin+Bianca di Iacopo Barison.
Sono due romanzi molto diversi nei contenuti, il primo è uno stereoscopio di nostalgie e visioni sospese, che rimanda alla lezione di Celati e al Calvino delle Città invisibili; il secondo è un melodramma adolescenziale, un piccolo romanzo di fuga e viaggio dai sottotoni distopici, che mi ha ricordato il Miguel Angel Martin più lieve: quello che i due libri hanno in comune sono la bontà della scrittura e la giovinezza degli autori, rispettivamente classe ’86 e ’88. Sono convinto che, se continueranno a scrivere e a lavorare con l’impegno che hanno profuso in questi libri, sia Barison che Peter avranno un futuro da scrittori.
Per quanto riguarda la scelta di questi titoli sopra altri, al di là del fatto che mi sono sembrati migliori, credo vada inquadrato il ruolo che può avere, nell’ecosistema letterario, un piccolo editore di qualità che decide di mettere su una nuova collana. Cosa possa e debba fare. Personalmente credo che il ruolo naturale di una collana come Romanzi di Tunué sia quello di cercare nuove voci letterarie, aiutarle a crescere e presentarle al pubblico. Quello di un’incubatrice, che per la sua stessa natura si rivolge a lettori forti. La follia dell’inseguire il “lettore da un libro l’anno” ha portato l’editoria nelle condizioni in cui è, dunque ritengo che sia giunto il momento di dare invece più attenzioni a chi di libri ne compra invece trenta o cinquanta l’anno. Per una piccola casa editrice sarebbe inoltre ridicolo inseguire chissà che risultato di vendita tramite titoli più “commerciali”: significherebbe non sapere come funziona il mercato del libro, la distribuzione. Opportuno è invece cercare di realizzare prodotti di qualità che interessino a chi legge molto, a chi segue la narrativa italiana contemporanea, a chi vuole vedere dove sta andando la scrittura nel nostro paese. Anche per questo ho chiesto a Tunué una grafica essenziale, pochi fronzoli, niente immagini. Torniamo ai testi, per favore.

[Su scrittoriprecari trovate un’altra intervista di Gianluca Liguori a Vanni Santoni in cui parla di questo e altro.]

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