Di come torna la voglia di leggere (e poi rischia di andarsene di nuovo)

Buongiorno.

Sì, erano un po’ di settimane che non aprivo il Macchiato. Stavo lavorando da un’altra parte. Adesso però posso tornare a servire i caffè come al solito.
E parlarvi dei famosi quattro libri che ho letto a febbraio e che mi hanno stranamente fatto tornare la voglia di leggere (tranquilli che ora ne ho sottomano uno che fa venir voglia di imbracciare un fucile contro l’autrice per le cazzate che scrive, ma ve ne parlerò a tempo debito).

Sapete com’è, io passo il tempo a cercare di mettere in fondo alla lista i libri che sembrano piacere a tutto il mondo, perché so bene che prima o poi li recupererò. Quando i libri piacciono a tutto il mondo riesci a trovarli nel reparto dell’usato se li vuoi cartacei o qualcuno dei tuoi spacciatori abituali di ebook prima o poi toglie i drm e te li passa. Ehm. Forse questo non lo dovevo dire.

Comunque. Il punto è che i libri che piacciono a tutto il mondo, e per piacere intendo che vengono persino tradotti in inglese, se sono italiani, possono essere reperiti più facilmente di quelli che non si calcola nessuno, che poi finiscono nel dimenticatoio e tu devi girare e rigirare per recuperarne una copia, spesso a disposizione solo cartacea.
Da qui scaturisce la decisione di mettere qualcosa in fondo alla lista.
Poi arriva un momento in cui quel qualcosa in fondo alla lista deve per forza piombare in cima, senza rispettare nessun criterio, numeretto, transenna, diritto di precedenza.
Questo avviene quando ormai tutte le persone che hai intorno parlano del tale libro così di frequente che se non ti sbrighi a leggerlo prima o poi ti sarà fatto uno spoiler non richiesto, nonostante la tua capacità maniacale di aggirare ogni spoiler, imparata negli anni.

Questo è quanto è capitato con il ciclo de L’amica geniale. Presente quel ciclo di quattro romanzi scritto da tale Elena Ferrante, che non si sa se sia uomo, donna o bacherozzo ma che ultimamente sembra essere fondamentale aver letto, non importa che tu sia maschio o femmina?
Aggiungo: quella che prima del ciclo de L’amica geniale aveva già pubblicato diversi romanzi, io di suo per esempio avevo letto L’amore molesto, in tempi non sospetti, e sapevo che la persona in questione di cui non ipotiziamo il genere prima di sbagliarci scriveva bene. Però avevo deciso di non continuare a leggerla, perché parlava di donne e a me le storie di donne all’epoca interessavano relativamente. Oh, capita. A volte ti vuoi solo leggere un noir, un libro che ti faccia ridere, un romanzo che parla di adolescenti, ma non te ne frega niente di sentir parlare di donne. Nonostante tu sia donna, per inciso.

Com’è come non è, questo febbraio tutta la gente che conosco stava parlando in modo così insistente de L’amica geniale che ho deciso, approfittando anche della mia poca voglia di immergermi nella lettura di evasione (stavo studiando troppe chiese di Roma e troppo barocco, ero un po’ satura), di fare un tentativo. Mi sono procurata il primo, non vi dirò mai in che modo, e ho cominciato a leggerlo.
E devo dire che, nonostante il mio scarso interesse per la storia, che parlava, che ve lo dico a fare, dell’amicizia tra due donne iniziata quando erano bambine, la scrittura faceva venire voglia di continuare la lettura.

Così, dopo la prima parte che a mio parere era la più interessante (e lo è rimasta a distanza di quasi un mese) in cui si raccontava l’amicizia delle due bambine e il contorno, un rione di Napoli negli anni ’50, un’epoca abbastanza faticosetta quando sei donna, ma a dirla tutta pare che questo rione di Napoli in particolare fosse faticosetto in tutte le epoche a prescindere dal tuo sesso, la lettura si è trascinata letteralmente fino alla fine del primo romanzo.
Trascinata, sì. Perché capito il meccanismo in realtà non era più interessante la storia in sè.

Solo che ormai l’avevo iniziata. E sono andata avanti con gli altri tre romanzi, per inerzia. Ho visto la vita della voce narrante che si dibatteva tra il senso di inadeguatezza verso il nuovo ambiente in cui era piombata a causa della sua istruzione, roba mai vista nel rione, pure deprezzata, volendo, e la sua distanza che diventava sempre più abissale con le dinamiche del rione stesso. Il tutto in contrasto con la vita della sua amica di sempre, croce e delizia, che restava impantanata in quei chilometri quadrati ma sembrava vivere molto più intensamente.
Sono più di 50 anni di storia non solo del rione o di Napoli, ma dell’Italia del dopoguerra. Visti da due donne.

Devo dire che a tratti leggere questo ciclo mi ha fatto pensare a un’altra operazione che ha mostrato l’evoluzione dell’Italia, stavolta solo il Paese con la P maiuscola, dal dopoguerra agli anni 2000.
Lì però i protagonisti erano uomini, rigorosamente uomini, e le donne erano solo di contorno, alla fine.
Soprattutto in questo caso si tratta di un film, o meglio una fiction. La meglio gioventù.
Certo, tra le due storie c’è un abisso. L’amica geniale, occupando lo spazio di 4 romanzi, riesce a evitare il limite delle immagini cinematografiche che ti impediscono di analizzare appieno i personaggi e le loro sfumature. C’è il tempo della riflessione che manca con il cinema.
Soprattutto mescola molto bene ciò che è particolare, come il rione, con il generale, come l’Italia e un po’ il mondo cambiato in 60 anni e sempre più presente nella storia nazionale. Anche se a volte la sua presenza c’è come per lamentarne un’assenza, e ti mostra come l’Italia, alla fine, si può tranquillamente ridurre a un rione di Napoli per le dinamiche che intercorrono tra i suoi cittadini, politici, intellettuali, ceto medio che siano.

Comunque a un certo punto La meglio gioventù è diventato il mio riferimento, per tutta la lettura e in tutte le riflessioni scaturite in seguito.
L’amica geniale a mio parere è un grande affresco popolare (inteso nella sua accezione più positiva: accessibile a chiunque sia in grado di leggere, e questo è un pregio) della Storia del nostro Paese.
Una storia, certo, al femminile. Ma è un femminile dove la donna non riesce mai ad avere la predominanza. E in effetti per essere realistico la donna non può predominare. Altrimenti non parleremmo di affresco della Storia del Paese, ma di fantascienza.

In definitiva, posso dire che l’esperienza di lettura non mi è spiaciuta.
Non so se consigliarlo, perché leggo consigli e sconsigli in questi giorni, tutti dettati dalla propria visione.
Se volete sapere ‘vale la pena leggerlo?’ vi rispondo ‘provate e vedete se vi interessa.
Ho abbastanza problemi a trovare qualcosa di leggibile per me, figuriamoci se posso dare consigli al prossimo su quello che potrebbe o meno piacere.

E adesso, chi vuole un caffè corretto?

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3 commenti

  • Beatrice scrive:

    Io con la celeberrima tetralogia ho qualche problema. Ho iniziato il primo due volte e non riesco a trascinarmi più in là di pagina cinquanta. La storia non riesce a prendermi, trovo lo stile insopportabile (forse il New YorK Times a paragonare i libri di Elena Ferrante con quelli di Elsa Morante ci ha preso, lo stile mi fa lo stesso effetto respingente).
    Magari ci riprovo in un momento di maggior calma.

    • Giuliana Dea scrive:

      Ma infatti quando dico che non è in mio potere consigliarlo o meno come il libro imperdibile del millennio il motivo è questo. So che a qualcuno potrebbe urtare lo stile, a qualcun altro piacerà un sacco e una sporta, altri come me potrebbero leggerlo perché in fondo si fa leggere ma della storia non interessa poi granché (chiamasi inerzia).
      Quindi, prime pagine in libreria o estratto se si dispone di ereader e passa la paura.

  • Mikel scrive:

    They'll get him. New evidence will be interesting. If this was all so planned would you not think he would use a size bigger dive boot? I am sure he would have thought of that! Too much hatred, such a nasty pe3.onsLet&#r9;s hope he gets his just desserts anyway.

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